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Leggende su Burano

I Santi Patroni di Burano.

Nell'anno mille alcuni uomini dell'isola trovarono una grande cassa di pietra galleggiante. Si dice arrivasse da Magonza passando attraverso le acque del porto di Sant'Erasmo. Neppure gli uomini più forti dell'isola riuscirono a tirare il miracoloso oggetto sopra la riva: ci riuscirono però quattro bambini grazie alla loro purezza ed innocenza.

La cassa conteneva al suo interno i corpi di S. Albano, S. Domenico e S. Orso e un barilotto di vino detto anche il “Bottazzo di S. Albano”. Da quel momento le tre reliquie, assieme a Santa Barbara, diventarono i protettori dell'isola.

Il ritrovamento della cassa suscitò invidia da parte dei Muranesi (abitanti di Murano) perchè pensavano che essa avesse dei “poteri miracolosi”. Rubarono dunque il barilotto, ma una volta portato nella loro isola non ebbe alcun effetto straordinario; oggi il “bottazzo” si trova nella Chiesa di San Donato a Murano ed è impresso nella pietra.

Opera raffigurante la leggenda dei tre santi di Burano Madonna in Merletto di Burano

Il Braccio di Sant'Albano.

La reliquia di San Albano inizialmente era d'oro, ma per l'emergenza peste e quindi per far fronte ai costi del flagello, venne fusa e sostituita con un braccio di rame che ossidandosi divenne bruno così da essere chiamato “brasso de pègoa” (braccio di pece) , nome con cui muranesi e veneziani si prendevano beffa degli abitanti di Burano.

Ascoltando le storie degli anziani abitanti dell'isola c'è un'altra versione di tale leggenda. Sembra infatti che un giorno sbarcò nell'isola un gioielliere, il quale propose ai Buranelli, devoti ai loro Santi protettori, di portare a lui tutto l'oro che avevano a casa e di farlo fondere per dar vita ad un braccio d'oro in onore di S. Albano. Gli abitanti dell'isola accettarono di buon proposito la proposta e fecero fare il lavoro. Arrivò l'estate e con il primo caldo torrido dalla scultura d'oro cominciò a fuoriuscire una sostanza nera; fu così che i buranelli scoprirono di essere stati beffati, poichè il braccio, che doveva essere d'oro massiccio era invece ripieno di pece. Nel frattempo il gioielliere era scapato e i Buranelli diventarono lo zimbello dei vicini isolani.

Leggenda del Merletto.

Una delle più famose leggende di Burano narra che un antico pescatore promesso sposo, durante un'uscita in mare verso l'oriente, venne tentato dal canto delle sirene. L'uomo resistendo ai loro incanti, ricevette un dono dalla regina, rimasta affascinata dalla fedeltà di costui. La sirena colpì con la coda il fianco della nave e dalla schiuma, creatasi dal movimento dell'acqua, formò il velo nuziale per la giovane sposa.

Arrivato il giorno delle nozze, consegnò il dono alla sua fidanzata, la quale fu ammirata ed invidiata da tutte le giovani dell'isola e costoro cominciarono ad imitare il merletto del suo velo utilizzando ago e filo sempre più sottile, sperando così di creare un ricamo ancora più bello per il loro abito da sposa.

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